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Father and son

Un Padre e il suo grande dolore…

Per un padre non è facile abbandonare una figlia al proprio destino. Ma dopo cinque anni di guerra con la ex, giunti ad un corto circuito, in un guazzabuglio vorticoso tra servizi, assistenza, c.t.u (anche l’aggiornamento ci voleva), avvocati (quella della controparte che inventa cazzate a gogò, e il tuo sta a guardare), la giudice che si inventa codici e regole…

Tu in tutto questo che cerchi disperatamente di porre ponti e basi, ma tutto viene fatto saltare per tempi, modi e regole, stabilite fra loro, non dalla legge.
Da padre che ti rimane da fare? Non è per le risorse economiche, quelle non c’erano e non ci sono, ma per quelle psicologiche e fisiche (ed è forse li che mi volevano portare, riuscendoci).

Intento a produrre per ricavare risorse, intento al bene dell’altro figlio che ora sta con te, il pericolo di essere sbattuti fuori di casa, perché, nonostante ti impegni e sacrifichi ogni istante, anche i riposi, non ce la fai… Attento e sempre sul pezzo, pronto a rispondere colpo su colpo, avviene, arriva anche il momento, che un rigo su una lettera, un atteggiamento scorretto, un gesto sbagliato, provocano inevitabilmente la tua ira.

Poi, ti trovi pallido e freddo, con il petto dolorante. E’ il tuo corpo che reagisce, e ti dice: …Xxxxx, hai oltrepassato di parecchio il limite, è giunto il momento di abbandonare le armi, hai combattuto troppo e per nulla!

La conclusione è che mia figlia non è arma solo nelle mani della madre, ma anche e soprattutto in balia di questo meccanismo assurdo, dove personalità che dovrebbero giudicare, condannare e rendere giustizia, lasciano ad una delinquente la collocazione, impedendo di fatto ad una figlia di potersi relazionare con il proprio padre, anch’esso vittima della madre e del sistema.

Mi rivolgo principalmente agli altri padri separati, perché so che mi giudicheranno, e per spiegare agli amici, quelli vicini, che mi conoscono e che comprenderanno, la natura e la portata del gesto.

Tra me e mia figlia c’è una cortina fitta di persone idiote che hanno lasciato mia figlia crescere senza permettermi di intervenire, sono trascorsi cinque anni, ed ora che lei ne ha dodici dice che non ha più bisogno di me. Che dovrò mai fare?

Tanto ormai per tre anni non mi hanno permesso di vederla a causa delle minchiate delinquenziali di una malfattrice, per due, con la scusa di riprendere gradualmente i rapporti la vedo un ora e mezza ogni quindici giorni.

Ridotto a bancomat e icona da portafoglio. Non ho soldi da spendere per rivendicare le mie sacrosante pretese e quelle dei miei figli… La giustizia è per i ricchi!

Ho un altro figlio a cui pensare e credo che un padre perso non gli serva, specie ora.

Quindi, mio malgrado devo accettare questa sconfitta, allo stato attuale non sono in grado di condurre un altra battaglia.

 

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